Un piatto di prosciutto di San Daniele affettato
Prosciutto di San Daniele — foto: Arnold Gatilao · CC BY 2.0 · Wikimedia Commons

Chi passa qualche giorno a Udine sente ripetere una parola che altrove non esiste: tajut. Letteralmente vuol dire «taglio», e indica il bicchiere di vino che si beve in compagnia, in piedi, al banco.

Non è un aperitivo

La differenza con l'aperitivo di altre parti d'Italia è sostanziale. Il tajut non è un momento con un orario preciso né una formula commerciale: è un bicchiere che si prende passando, spesso a metà pomeriggio o prima di cena, spesso in piedi, spesso restando pochi minuti.

È una consuetudine sociale prima che un consumo: ci si ferma perché si incontra qualcuno, non perché è l'ora.

Cosa ci si accompagna

Il vino è quello della regione — i bianchi delle colline a est di Udine, soprattutto. Ad accompagnarlo ci sono i prodotti del territorio: i salumi, fra cui il prosciutto crudo che si produce poco lontano da qui, e i formaggi, a partire dal Montasio.

Perché racconta il Friuli

Il tajut spiega bene una cosa di questa regione: la socialità qui è breve e frequente, non lunga e programmata. Ci si vede spesso, per poco, senza cerimonie. Chi viene da fuori all'inizio lo interpreta come freddezza, e poi capisce che è il contrario.

Per un ospite è anche il modo più veloce per sentire che Udine è una città vera, non una vetrina turistica.

Da dove viene la parola

«Tajut» viene dal friulano e significa «taglio»: indica la piccola quantità di vino versata nel bicchiere, quella che si beve in una sosta breve. È una parola che si usa quotidianamente e che nessuno traduce, nemmeno parlando in italiano.

Anche questo dice qualcosa: il friulano non è una lingua da folklore, è una lingua parlata, e il tajut è uno dei punti in cui entra nel discorso di tutti.

Una casa con portico nel centro di San Daniele del Friuli
San Daniele del Friuli — foto: Sirleonidas · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons

Come funziona davvero

La meccanica è semplice: si entra, si ordina un bicchiere, si resta in piedi al banco, si parla con chi c'è. Il tajut può ripetersi più volte nella stessa giornata — a metà mattina, nel pomeriggio, prima di cena — e proprio per questo le quantità restano piccole.

Chi arriva da fuori all'inizio sbaglia due cose: si siede, e ordina troppo. Sono errori simpatici, ma il rito funziona in un altro modo.

I sapori che lo accompagnano

Sul banco, ad accompagnare il bicchiere, ci sono i prodotti della zona: il prosciutto crudo che si produce a poca distanza da Udine, i formaggi a partire dal Montasio, e la versione croccante del frico, che è nata esattamente per questo tipo di consumo.

Sono abbinamenti che non hanno bisogno di essere spiegati: reggono da soli perché vengono dallo stesso territorio del vino.

Perché vale la pena provarci

Il tajut è il modo più rapido per capire come si sta a Udine. La socialità qui è breve e frequente, non lunga e programmata: ci si vede spesso, per poco, senza cerimonie. Chi viene da fuori all'inizio lo scambia per freddezza, e poi si accorge che è il contrario.

Per un ospite, dieci minuti al banco valgono più di un'ora di guida turistica: è lì che si vede la città che vive, non quella che si mostra.

Una parola, una lingua

Il tajut è anche un buon punto d'ingresso per accorgersi che in Friuli si parla un'altra lingua. Il friulano è una lingua romanza riconosciuta e tutelata, non un dialetto dell'italiano, e a Udine lo si sente nelle conversazioni quotidiane, lo si legge sulla segnaletica bilingue e lo si ritrova nei nomi dei piatti.

Non serve impararlo per farsi capire — l'italiano è ovunque — ma accorgersene cambia il modo in cui si guarda la città: spiega perché il Friuli si consideri una cosa a sé, e non un'appendice del Veneto o del Nord-Est generico.

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